Quella che vi vorrei raccontare è la storia della mia vita: una storia breve e che non vi porterà via molto tempo, ma che credo valga la pena di ascoltare… Comincio col dirvi che il giorno in cui ho visto la luce è coinciso con quello in cui sono morto. Bel modo di iniziare! – direte voi. Ma non è stata colpa mia. La chiamano “libertà di scelta”: il potere delle donne di autodeterminarsi, di decidere, cioè, della vita e della morte di quelli che sono come me. Inaspettati. Una cosa, però, è certa: io, pur non essendo mai nato, sono morto. Morire senza poter nascere… Curioso, no?!
Comunque, a parte questo, sappiate che io una vita l’ho vissuta, e che non è affatto come si dice: io non sono stato quel grumo di cellule inerti che molti si ostinano ad affermare. Io la mia vita l’ho avuta, e per quanto possa sembrare assurdo, sono stato anche felice di averla potuta vivere.
Ho sentito dire che quando qualcuno muore gli passano davanti agli occhi tutte le immagini della sua esistenza. Beh, questo a me non è successo: cosa avrei potuto vedere? Ma io ho vissuto! Questo ve lo posso garantire. E non ho nemmeno rimpianti, no. Né porto rancore per nessuno. L’unico dispiacere che mi rimane, è per mia madre. Ecco, sì, lei è ancora lì che combatte con i suoi fantasmi, che porta il peso di una colpa che non le appartiene. E spesso, nelle notti d’inverno, mentre si rigira nel letto piangendo sommessamente, la vedo che ripensa a me, a quello che abbiamo provato insieme, e alle emozioni che abbiamo condiviso…

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