Quando il ragazzo varcò la soglia del piccolo cimitero erano da poco passate le dieci, e già un sole rovente e ostinato picchiava sul selciato, onde di calore si sollevavano dal suolo e un’atmosfera immota regnava su tutto.
Era arrivato in anticipo, quel giorno: aveva camminato a lungo e senza concedersi un solo attimo di sosta, fin dalle prime luci dell’alba. La fatica del viaggio, ora, cominciava a farsi sentire, e i suoi piedi stanchi iniziavano a mal sopportare i pesanti stivali di cuoio nei quali erano costretti. Ma ormai era arrivato. Questo solo contava. Finalmente era arrivato.
Sua madre gli aveva annotato su un foglietto il nome del paese e ci aveva disegnato sopra la piantina del cimitero, nel caso in cui si fosse perso.
Il ragazzo ricercò quel pezzetto di carta nella tasca posteriore dei jeans, con la punta delle dita ne percepì la consistenza logora, e, facendo attenzione a non strapparlo, lo tirò fuori e lo guardò ancora, per l’ennesima volta: sorrise nel rivedere quel groviglio di linee disordinate, nel rileggere quegli appunti veloci e nervosi… Per un istante pensò anche di liberarsene, di gettarlo via: in fondo avrebbe saputo ritrovare quella tomba perfino a occhi chiusi. Ma poi gli mancò il coraggio e non lo fece: quel biglietto stropicciato lo aveva accompagnato per tutto il tempo, per troppo tempo, e quella scrittura familiare, adesso, rappresentava l’unica illusione di non essere solo. Così lo ripose nella tasca e riprese a camminare.
Dunque, pensò il ragazzo. Di fronte alla chiesa del Risorto bisogna girare a destra…
Sì, ci siamo.
Poi proseguire dritto fino alla fine del vialetto e di lì ancora a destra…
Benissimo.
Avanti ancora di qualche metro e…
…ed eccoci!, pensò emozionato. Ecco la cappella di famiglia!
Dinanzi ai suoi occhi si ergeva una piccola costruzione di marmo sormontata da una grande croce bianca, sul davanti un massiccio cancello di metallo ne presidiava l’ingresso, e al di sopra di questo una scritta di ottone annunciava: Famiglia Di Salvo.
Il lungo viaggio era terminato: lei era lì, sepolta in quell’angolo di mondo, tra l’odore del mare e il calore del sole.
A quella vista il ragazzo lasciò cadere a terra la pesante sacca di tela scura che si portava in spalla, mentre con la mano sinistra continuava a stringere l’impugnatura di una grossa cartella rettangolare. Poi, nella sua testa, sentì scorrere le note di una musica dolcissima. Ecco, sì: qualcosa come “Ode to my family” dei Cranberries avrebbe potuto starci benissimo. Anzi, no: sarebbe stato perfetto.
Quindi tirò un lungo respiro. Si fece coraggio. Ed entrò.
(Brano tratto dal primo capitolo).
________________________________________
Al momento sono in cerca di un Editore.
![]()
▪ Titolo del romanzo: Il tocco della sposa
▪ N° caratteri (spazi inclusi): 231493

