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Scritto da Giuseppina Di Costanzo   
lunedì 02 aprile 2007
Una trattazione approfondita riguardo
telefonia cellulare e frequenze in uso

Con questo primo articolo si apre un dossier sui campi elettromagnetici con una più approfondita trattazione riguardo la telefonia cellulare e le frequenze in uso.
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Antelle cellulari. Foto: Giadanet.it
È noto ormai che nell’ultimo decennio l’uso dei telefonini cellulari ha avuto una crescita esponenziale, questo grazie all’avanzare delle nuove tecnologie microelettroniche, informatiche. Basti ricordare come si presentavano i primi cellulari e come sono quelli di ultima generazione: siamo passati da una semplice conversazione telefonica a piccoli messaggi di testo (SMS), alla possibilità di viaggiare su internet, fare foto, video registrazioni vocali, di ascoltare musica, di giocare con il telefono, di guardare la tv, dei film e perfino di vedersi mentre ci si telefona. Cose che dieci anni fa sembravano fantascienza. Eppure, se da un lato questa tecnologia avanzata ci ha permesso di elevare la comunicazione all’ennesima potenza, dall’altro ha aumentato il livello di campi elettromagnetici a cui siamo esposti continuamente. La domanda che più accompagna questo tema è senza dubbio questa: “Questi campi possono danneggiare la nostra salute?”. Anche se l’argomento è vasto cercheremo di fare chiarezza. Se avete dei dubbi e delle domande non esitate a dirlo nei commenti!

Come funziona il telefono cellulare?

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Telefonii: da Tacs a Gsm. Foto Giadanet

I telefonini sono delle piccole ricetrasmittenti che trasmettono un segnale tra l’apparecchio ed una stazione fissa detta radio-base. Questo segnale è un’onda elettromagnetica che ha una determinata frequenza. Il campo di copertura di una stazione radio-base è chiamato “cella di trasmissione” (per questo telefono “cellulare”) e di solito è costituita da più antenne. Le dimensioni di ogni cella dipende principalmente dal numero previsto di utenti, infatti ciascuna cella può gestire un determinato numero di chiamate. Non appena il numero di telefonate effettuate superano questa soglia, è necessario installare altre stazioni radio-base. Ed è così che il numero delle stazioni aumenta costantemente sopratutto nelle aree urbane, dove il raggio di azione medio di una cella è di poche centinaia di metri, mentre nelle zone rurali, per il numero minore di chiamate una cella può coprire svariati chilometri.

Per la trasmissione delle telefonate si utilizza un segnale analogico o digitale. Il sistema analogico (TACS) è stato il primo usato e, ormai, è sempre meno diffuso. Nella trasmissione digitale si usa il sistema GSM, a 900 o 1800 MHz di frequenza e, di ultimissima generazione, il sistema UMTS. C’è da dire che anche i cordless, apparecchi da rete fissa senza filo, hanno lo stesso principio di funzionamento.

Ogni cellulare quando è acceso invia ad intervalli regolari (o quando passa da una cella all’altra) un codice di riconoscimento, in modo che il calcolatore centrale sappia sempre in quale cella si trova l’utente. Così ogni chiamata viene inoltrata automaticamente dalla cella dell’utente che chiama a quella del destinatario. Se l’utente è in movimento e sta conversando, esiste una centrale di smistamento che passa la chiamata da una cella alla successiva, senza che il collegamento si interrompa.

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Spider Man, aprile 04, 2007
Bene era ora che cominciassimo a parlare dei rischi legati all'uso dei cellulari: peggio delle sigarette!

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Ultimo aggiornamento ( giovedì 07 giugno 2007 )
 
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