Io sono sempre stato un ragazzo piuttosto precoce. La mia prima storia d’amore - per dirne una - l’ho vissuta all’età di quattro anni, ai tempi dell’asilo, e di quell’amore mi ricordo ancora il nome: si chiamava Donatella.
Donatella aveva gli occhi color nocciola e i capelli rossi, ed era una ragazzina allegra, dolce e gentile.
Mi ricordo che una volta - dopo che la maestra mi incaricò di riporre nella cesta tutti i giocattoli che erano rimasti disseminati sul pavimento della classe - lei si offrì di aiutarmi nell’ingrato compito: da quella volta, rimettere a posto i giocattoli - quando tutti uscivano dall’aula per poter andare a giocare nel cortile -, divenne una prerogativa mia e sua, e guai se qualcun altro si proponeva di farlo…
Mi ricordo che fu proprio durante quei momenti di intimità che io cominciai a dichiararle tutto il mio amore, e senza alcuna remora.
Donatella, le dicevo, da grandi ci sposeremo, vero?
Vero, mi rispondeva lei mentre raccoglieva un giocattolo.
E faremo tanti figli, vero?
Vero, acconsentiva lei mentre riponeva nella cesta quello stesso giocattolo.
Donatella, sei bellissima!, le sussurravo emozionato.
Grazie, mi diceva lei soddisfatta.
L’amore tra me e Donatella fu sempre un amore platonico: non ci fu mai nulla di fisico…
Un pomeriggio, ad esempio, sempre all’asilo, mi ricordo che provai a chiederle un bacio: un bacio di quelli veri, di quelli che avevo visto alla TV; ma non se ne fece niente.
Non so, mi rispose lei titubante.
Io non insistetti, ma il giorno dopo, alla prima occasione, tornai di nuovo alla carica.
Allora, me lo dài un bacio?, le domandai speranzoso.
Stavolta la sua risposta fu inequivocabile.
Solo quando arriva mamma, mi disse.
Come?!, feci io. Perché solo quando arriva mamma?
Perché mamma mi ha detto che posso baciare un bambino solo quando c’è lei, replicò sicura di sé.
A quelle parole compresi che non c’era niente da fare: o davanti a sua madre, o niente. E quindi - dato che all’epoca non ero di certo un dongiovanni - decisi di lasciar perdere e di accontentarmi di poterla amare di quell’amore puro e semplice che è tipico dei bambini.
Donatella, ad ogni modo, restò a tutti gli effetti la mia fidanzata fino alla quinta elementare.
Io, quando finivano le lezioni, correvo fuori dalla classe a cercarla tra gli alunni che a frotte si riversavano nel piazzale (eravamo coetanei, ma frequentavamo sezioni diverse); non appena individuavo i suoi capelli rossi la raggiungevo e le cacciavo tra le mani un mucchio di fogli spiegazzati; poi scappavo.
Quei fogli, per lo più, erano lettere d’amore sgrammaticate e deliranti dove le ribadivo tutta la mia devozione e la mia ferrea volontà di sposarla e di avere dei figli con lei - tanti figli.
Quale fosse la sua reazione a quelle mie lettere, non l’ho mai saputo: so solo che lei le prendeva, le piegava con cura e le riponeva nella cartella, poi si incamminava alla ricerca di sua madre come se nulla fosse; io, invece, scappavo: scappavo a gambe levate; il motivo non chiedetemelo: scappavo e basta.
Come vi ho già anticipato, però, tutto questo durò fino alle elementari, perché in prima media - dopo aver partecipato a un camposcuola estivo organizzato dai gesuiti della mia parrocchia - entrai in seminario e vi trascorsi i successivi tre anni della mia vita: fu un’esperienza bella e formativa.
Quando - passati i tre anni - ritornai in paese per frequentare il ginnasio, mi sorpresi a ripensare, di tanto in tanto, a quel mio primo amore e a che fine avesse potuto fare.
Qualche mese più tardi lo scoprii…
Donatella aveva fatto carriera nel campo dello spettacolo e adesso si faceva chiamare “Donatella mezzo sacco”: in pratica se le davi cinquecento lire (mezzo sacco, per l’appunto) ti mostrava il suo corpo per come mamma l’aveva fatta, e se ti andava bene ci scappava pure una palpatina ai seni…
Naturalmente tutti i ragazzi della zona - visti i prezzi modici - avevano già avuto modo di assistere a quelle “istruttive” esibizioni: tutti tranne me, naturalmente. E così, per ovviare al problema - poiché, tra le altre cose, non avevo neppure il becco di un quattrino -, su suggerimento dei miei compagni mi convinsi ad andare da mia madre a reclamare il tanto agognato denaro, solo che mia madre quando mi presentai mi ammollò uno schiaffone così forte che per poco non mi ribaltò a terra…
Possibile che fosse a conoscenza della storia del mezzo sacco?!
Non lo so e non glielo chiesi. Da quel giorno, tuttavia, non ebbi più notizie né di Donatella né della sua carriera artistica.
…
Ora, non diteglielo a mia madre, ma io, alla fine, quelle cinquecento lire le rimediai comunque, e ancora oggi le custodisco gelosamente in una tasca del mio portafogli…
Hai visto mai?!
Buona Vita!
NM
P.S.: ogni riferimento a cose, fatti, o persone è puramente casuale.

Comments 11
ormai con l’euro chissà quanto ti costerà, altro che mezzo sacco :)
Posted 31 Ago 2007 at 08:27 ¶Ah, ah! Tascabile, non hai tutti i torti…
Posted 31 Ago 2007 at 09:52 ¶;-)
Caspita se eri precoce!
Posted 31 Ago 2007 at 10:53 ¶E certo, Katy! Ma solo all’asilo…
Posted 31 Ago 2007 at 12:14 ¶;-)
Un bacio!
Ciao omonimo…passavo di qui e così ho pensato di lasciarti una tazzina di caffè fumante…
Posted 02 Set 2007 at 21:45 ¶:)
Grazie Voce! Adesso me la vado a preparare davvero una tazzina…
Posted 02 Set 2007 at 22:05 ¶Un saluto a te e al tuo condominio…
;-)
Quattro anni? Caspita…
un salutone
Posted 03 Set 2007 at 15:54 ¶Grazie della visita, Giorgio!
Posted 03 Set 2007 at 16:50 ¶racconto bellissimo (perché è un racconto, vero?), che mi fa venire in mente ricordi delle elementari. dell’asilo non credo di ricordare nulla.
Posted 08 Set 2007 at 17:25 ¶Storie, il racconto prende lo spunto da una storia vera… Ma solo lo spunto.
Posted 09 Set 2007 at 21:28 ¶:-)
Che storia!
Posted 11 Ott 2007 at 09:52 ¶Post a Comment